Greenwich Village: amore e cambiamenti
In questa nuova puntata del podcast sarà nostro ospite il fumettista Antonio Lapone. Con Antonio parleremo di Greenwich Village, il fumetto da lui disegnato e sceneggiato da Gihef, pubblicato da If Edizioni, ma anche di confronti tra passato e futuro, amore e cambiamenti sociali, di ligne claire, fumetto belga e design.
1) Ciao Antonio, grazie per aver accettato il nostro invito! Partiamo dall’inizio: com’è nato il tuo
interesse per il fumetto, e qual è stato il percorso che ti ha portato a diventare disegnatore?
Ciao e buongiorno a tutti, e soprattutto grazie per l’invito. Partiamo dall’inizio: il mio percorso è stato naturale, perché ho sempre amato disegnare fin da piccino. Per questo ho scelto la scuola di grafica pubblicitaria alle superiori, evitando le Belle Arti, perché mi interessava soprattutto la parte grafica del disegno e della scrittura.
Da lì è iniziato un percorso parallelo: da grafico pubblicitario a disegnatore fumettista, in un certo senso fatto in casa. Non ho mai frequentato una scuola di fumetto, anche perché tra anni ’80 e ’90, almeno per la mia esperienza, non ce n’erano molte. Uscito dalla scuola di grafica alla fine degli anni ’80, ho cominciato subito a lavorare come grafico pubblicitario nelle agenzie di Torino, e questo mi ha reso autodidatta [...]
2) Di recente If Edizioni ha pubblicato “Greenwich Village”, da te realizzato con lo sceneggiatore
Gihef: un fumetto che ci trasporta nella New York degli anni ’60, raccontandoci due storie d’amore
buffe e travolgenti. Ti andrebbe di raccontarci di “Greenwich Village” e della sua realizzazione?
Allora, la realizzazione di Greenwich Village, la mia ultima graphic novel italiana ma diciamo non ultima in Francia, perché è un'opera che risale al 2013, è un'opera in due volumi. È un’opera in due parti, Love is in the Air, la prima, e What’s New, Pussycat?, la seconda. La realizzazione è stata un caso, perché io mi ero già formato dal 2001 sul fumetto franco-belga sceneggiatore, G.F., mi ha bussato letteralmente alla porta proponendomi di raccontare una storia in stile commedia romantica, un po’ come i vecchi film degli anni ’60. Ci siamo trovati subito d’accordo e abbiamo raccontato la storia di questo palazzo nel Greenwich Village di New York, ambientata negli anni ’60 [...]
3) I protagonisti delle due storie che compongono “Greenwich Village” sono tra di loro diversissimi
e mettono in scena anche il cambiamento sociale e tecnologico che si respirava in quegli anni.
Questo confronto tra passato e futuro si percepisce anche sotto il profilo visivo: merito del tuo
segno, che richiama l’estetica e il design degli anni ‘60, ma è allo stesso tempo unico e
profondamente innovativo. Quali sono i tuoi punti di riferimento estetici e artistici?
Diciamo che come riferimento artistico non ho solo un riferimento artistico. Quando ero piccino, negli anni ’80, nelle edicole si pubblicavano i fumetti della Corno, i supereroi, i giornalini come li chiamavamo noi. Io sono cresciuto con Kirby, Buscema, Ditko. Dal punto di vista dell’inchiostrazione, forse il mio segno si avvicina più a quello di Mike Royer, che era l'inchiostratore di Jack Kirby.
Questo mi ha avvicinato poi alla Linea Chiara con questa inchiostratura molto forte, conoscendo autori francofoni come Yves Chaland, maestro della linea chiara, ma anche lui partito da altri maestri come Jacobs in Blake et Mortimer e Hergé in Tintin. Aprendo queste porte apri tanti portali, perché alla fine dei conti scopri che dietro tantissimi autori hanno preso tutto dalla grafica e dalla pubblicità degli anni ’50, come Serge Clerc, fatto di questo stile il loro stile [...]
4) Non a caso sei considerato tra i maggiori esponenti contemporanei della “ligne claire”. Come si
differenzia, in base alla tua esperienza, il panorama fumettistico franco-belga da quello italiano?
Io farei rispondere agli americani, che vedono nel fumetto europeo qualcosa di più libero. Ci sono stati tanti autori americani che hanno detto che noi europei abbiamo la possibilità di disegnare storie profonde, mentre loro sono costretti a disegnare storie con personaggi che hanno gli slip rossi sui jeans, per esempio o dei mantelli, o dei superpoteri. Ecco, il fumetto franco-belga, come il cinema francese ci permette di lavorare su storie più intime e profonde, ma anche commedie come per esempio Greewich Village. Cosa che in Italia è più complicata.
Io trovo che in questo momento si parli troppo di “fumetto importante” o “fumetto necessario”: ecco, la parola "necessario" mi fa venire l'orticaria, nel vero senso della parola, perché sembra quasi che se non è di quel genere necessario, quindi è frivolo. [...]
5) “Greenwich Village” è anche un omaggio alla screwball comedy americana degli anni ’30.
“Tofu – Narrazioni Alternative” è un podcast transmediale: vorremmo quindi chiederti quali altri
fumetti, ma anche quali libri, film, videogiochi, o anche album musicali consiglieresti a chi vorrebbe
continuare a vivere la New York che abbiamo potuto ammirare grazie ai tuoi disegni?
Il paniere dal quale abbiamo attinto per creare Greenwich Village sono le nostre passioni, cioè i film che ci hanno appassionato quando eravamo piccini. Posso citare dei titoli che sono banalmente Vacanze romane, con Audrey Hepburn e Gregory Peck, Sabrina, A qualcuno piace caldo di Billy Wilder, con Marilyn Monroe, Tony Curtis e Jack Lemmon, La signora del venerdì, L’appartamento, ambientato in questo palazzo, sempre di Billy Wilder, con Jack Lemmon e Shirley MacLaine, ma anche Colazione da Tiffany. Volendo continuare il discorso newyorkese, anche A piedi nudi nel parco, con Robert Redford e Jane Fonda, ma pure tutte le commedie romantiche con Doris Day e Rock Hudson, quelle con Cary Grant.
Ecco, questo è il fondamento. Quando sento i ragazzi che mi dicono che, per studiare e fare un fumetto, cercano su Google delle reference, io dico sempre [...]
Che meraviglia, grazie per i preziosi suggerimenti!
Ringraziamo ancora Antonio per essere stato con noi.
Puoi ascoltare l'intervista ad Antonio su
Abbiamo intervistato Antonio Lapone, con cui abbiamo parlato di "Greenwich Village", il fumetto da lui disegnato e sceneggiato da Gihef, pubblicato da If Edizioni, di confronti tra passato e futuro, di amore e cambiamenti sociali, di ligne claire, fumetto belga e design.
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